Lavoro sul qi e padronanza di sé

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Lavoro sul qi e padronanza di sé

[da “La Via del Respiro – Pensiero cinese e Taiji Quan” di Gu Mei Sheng – © Luni Editrice 2014]

invito alla lettura... e alla pratica

il testo origina da un ciclo di otto conferenze sul taoismo e sul taijiquan tenute, nel 1984 all'Università di Parigi – Dipartimento delle Lingue e Civiltà dell'Asia Orientale, dal M° Gu Mei Sheng (1926-2003)

dalla prefazione al libro:

...il percorso interiore descritto dal taoismo può essere difficilmente appreso per mezzo di spiegazioni logiche e conoscenze libresche.   In compenso, la pratica del taijiquanpuò far percepire le tracce di questa via proprio perché non risponde ad alcuna domanda intellettuale, come quegli antichi maestri sempre silenziosi che conducono il viaggiatore verso la porta della sua libertà, poiché è una pratica che, giorno dopo giorno, scrive sulla pagina vergine del corpo in movimento il silenzio del gesto e del soffio mano a mano che viene creato.”

dal Cap. V – il movimento del soffio: Lavoro sul qi e padronanza di sé

L'essenziale è diventare padroni di se stessi, conoscere i propri limiti e le ragioni dei propri fallimenti.   Molti, in effetti, vogliono essere padroni degli altri, padroni del paese, del mondo, senza essere padroni di se stessi.   Questa è una delle cause della loro infelicità e delle loro malattie.   Ma come si può esercitare un controllo su se stessi se non ci si conosce?   Questa conoscenza non si trova nei libri, che possono essere utili, per intenderci, ma che non sostituiscono mai la vigilanza dell'azione e l'auto-osservazione di una pratica.

Con la lettura, le parole penetrano in testa, ma non nel corpo.   Le conoscenze devono poter discendere direttamente dal cervello nel corpo perché, dicono i cinesi, tra il corpo e l'anima non c'è nessuna distanza.   Per gli Orientali, la conoscenza di se stessi risiede nella lettura intima del Grande Libro del Corpo.   Si vede quindi l'importanza, per cogliere la verità per mezzo del corpo, di dedicarsi a una pratica spirituale all'orientale, che permetterà una conoscenza graduale del proprio "spazio interiore" e necessariamente della circolazione del soffio (qi). Certo, la padronanza del qi, dell'energia in sé, non è lo scopo finale di una grande pratica, ma rimane a ogni buon conto l'oggetto dello studio di tutte le scuole interne, della medicina cinese, dell'agopuntura, del qigong eccetera.

Possiamo però domandarci quale rapporto ci sia tra il qi e la conoscenza o il controllo di sé.   Nel lavoro sull'energia, c'è necessariamente concentrazione e raccoglimento.   L'attenzione è fissata su di sé e si opera gradualmente l'eliminazione totale o parziale delle ossessioni e dei pensieri multiformi.   Il cuore, svuotato poco a poco delle sue emozioni, delle sue proiezioni passate o future, si rivela nella sua purezza immediata e originale.

Nel corso di questo lavoro sul qi appaiono ugualmente numerose sensazioni prima sconosciute.   La mente diventa più lucida e quando entra in funzione per condurre il soffio e il corpo, allora si esercita un miglior controllo su se stessi.

Ma è necessario un lavoro considerevole prima di arrivarci.  Basti riflettere un momento: quando siamo esattamente in relazione intima con noi stessi?

Tutto ciò che facciamo dalla mattina alla sera, dal lunedì alla domenica, richiede che portiamo la nostra attenzione al di fuori di noi, e che dirigiamo i nostri sensi verso gli affari esterni. Certo, ci sono dei momenti in cui siamo attenti a noi stessi, quando stiamo male, quando ci dedichiamo alla cura del corpo...  Ma tranne questi rari casi, ed è paradossale dirlo, non facciamo attenzione a noi stessi, siamo sempre ghermiti "verso l'esterno".   Se tutti i giorni potessimo passare un momento, anche solo dieci minuti o un quarto d'ora, a fissare l'attenzione su noi stessi, sentiremmo col tempo l'effetto della concentrazione, che permette di far rientrare il proprio qi esteriorizzato. Però questo lavoro sulla vigilanza interiore richiede l'accompagnamento di un buon maestro.

Da molti anni si constata in Occidente una certa passione e una grande attrazione per tutto ciò che viene dall'Estremo Oriente.   Di fronte a questo fascino, è bene esercitare un certo senso critico e dimostrare capacità di discernimento, qualità che ai francesi certamente non mancano. Invece di cedere a mode passeggere, sarebbe bene, al contrario, scoprire attraverso questa passione per l'esotismo, ciò che c'è di bello, di buono, di vero e di grande, al fine di avviarsi su una via giusta e nobile che si accordi alla nostra natura e non rischi di danneggiare la nostra salute fisica e mentale.

A una mente tranquilla, l'universo intero si arrende.  -  ZhuangZi


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